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In tutte le epoche in cui i cambiamenti sono percepiti come radicali e in cui appare difficile riconoscere le fonti della propria identità e il fondamento del vivere insieme, è richiesto ad ogni singolo uomo un ripensamento sul proprio posto nel mondo e sulla natura della società di cui è parte, unica e irripetibile. Come fondatori dell'Associazione Le Opere e i Giorni ci impegniamo a contribuire a questo momento di riflessione e a proporre un modo aperto, coinvolto ma disincantato di guardare alla realtà e di relazionarsi con essa. Aperto, innanzitutto, perché crediamo vi debba essere un equilibrio tra il pensare e l'agire, personale e pubblico, e che quest'equilibrio sia raggiungibile attraverso la compenetrazione di volontà di conoscere e di impegnarsi, esercizio di ragionevolezza e rifiuto di atteggiamenti pregiudiziali, il tutto sempre consapevoli che sia impossibile annullare la parzialità della nostra condizione personale, e che anzi questa debba essere considerata quale preziosa risorsa da condividere. Coinvolto, perché pensiamo che riconoscere la bontà di una riflessione approfondita e critica non significhi rifugiarsi in uno sterile intellettualismo indifferente, né distogliere lo sguardo dalla natura e dal destino della nostra epoca, ma porre il pensiero "al servizio del mondo": l'uomo realizza se stesso soprattutto partecipando alla riuscita della sua società e dei progetti che la animano. Disincantato, infine, perché crediamo che anche nel perseguimento di questi progetti sia necessaria ad ognuno di noi la consapevolezza dell'insuperabile imperfezione delle sue azioni e dell'intrinseca limitatezza della sua natura. Coerentemente, questo Manifesto si prefigge di riflettere questa aspirazione e intende rifuggire quelle formule definitive che vedono la realtà come un tutto chiuso e intelligibile. Esso è visto, pertanto, come un documento programmatico e dinamico che intende seguire il cammino della nostra società e della nostra riflessione: un semplice inizio, più che un'anticipata conclusione. Vediamo nel riconoscimento della centralità dell'uomo il principio fondante e l'anima di questo Progetto: riconoscere nell'uomo e nella sua dignità il fine di ogni attività e l'oggetto di ogni più importante riflessione rappresenta per noi, allo stesso tempo, il filo conduttore della storia della nostra civiltà e il nostro punto di più completa convergenza. Quando affermiamo la sua centralità, pensiamo all'uomo riconoscendolo come l'unica "misura di tutte le cose", come l'unico fine che ogni riflessione sul "mondo di Cesare", dovrebbe, a nostro avviso, proporsi. "Sono le istituzioni" in altre parole "che devono essere pensate per gli uomini e non viceversa". Non intendiamo con questo rivendicare quella completa "padronanza del destino" che non ci è dato conoscere, ma solo la centralità dell'azione umana nelle cose di questo mondo e nel cammino di ogni società. Non c'è autentica azione umana, però, dove non c'è possibilità; non c'è reale possibilità dove non c'è libertà e non c'è libertà dove non c'è possibilità di scelta. E' questo tipo di scelta che è richiesto, senza soluzione di continuità, all'uomo e ai popoli durante il loro cammino. Un cammino che finisce continuamente di fronte ad un bivio, il simbolo del nostro Progetto. Il bivio come immagine, immediata ma insondabile, della possibilità dell'errore e del dovere di considerare le proprie azioni quali possibili alternative e le loro conseguenze come frutto del proprio operare. Il bivio, quindi, del percorso e della scelta esistenziale da cui nessuno è esente, tanto meno le nostre società, e al cui riconoscimento noi vogliamo richiamare. Credere nella centralità dell'individuo, pertanto, è per noi soprattutto credere nel dovere dell'assunzione di quella responsabilità di fronte alla propria Vita e alla Storia, cui ogni essere umano è chiamato e di cui è portatore insostituibile. E'nostra più profonda aspirazione invitare a questa consapevolezza.

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